ORTODONZIA

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Pur avendo radici molto lontane, l’ortodonzia è una disciplina relativamente giovane, essendo stata riconosciuta a livello europeo soltanto negli anni 2000.
L’ortodonzia è una branca dell’odontoiatria che si occupa di capire e correggere le malocclusioni, ovvero le alterazioni dei normali rapporti tra i denti e tra le arcate dentarie.
Essa dunque si rivolge sia ai semplici problemi dentali, i cosiddetti “denti storti”, sia ai problemi scheletrici che riguardano la mandibola e la mascella. In tal senso l’ortodonzia ha una componente odontoiatrica pura ed una più propriamente ortopedica, trattando problematiche quali: crescita, sviluppo, funzione e prevenzione.

Salute, funzione ed estetica rappresentano per l’ortodontista gli obiettivi finali verso cui finalizzare i trattamenti. Il trattamento ortodontico infatti diventa opportuno se in grado di produrre miglioramenti almeno in una di queste tre componenti della bocca e del sorriso.

Rappresenta da sempre una parte importante dell’attività del nostro studio. Nel corso degli anni abbiamo introdotto tutte le prestazioni ortodontiche consone ad una attività di altissimo profilo: ortodonzia fissa, mobile e funzionale; ortodonzia su bambini e su adulti; apparecchiature standard, estetiche e invisibili; trattamenti di ortopedia dento-facciale, di ortodonzia pura e di ortodonzia combinata alla chirurgia maxillofacciale; ortodonzia preprotesica e pre-implantare.

 

Sempre sotto “ortodonzia”:

 

L’ortodonzista

L’Ortodonzia in Italia è esercitata legalmente da tutti i professionisti che siano iscritti all’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici della provincia di appartenenza.

È importante sapere che ancora oggi l’Ortodonzia è esercitata abusivamente, e quindi in modo illegale, da una grande quantità di persone prive del titolo e della preparazione necessarie per farlo, con importanti ricadute, tra l’altro, sulla sicurezza e sulla soddisfazione dei pazienti. L’elenco completo ed aggiornato dei Medici o degli Odontoiatri che possono esercitare l’Ortodonzia (e l’Odontoiatria in genere) è reso pubblico dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri FNOMCeO,

A prescindere dai titoli minimi richiesti per poter esercitare l’Ortodonzia, si diventa Specialisti in Ortodonzia solo dopo aver conseguito la specializzazione post-lauream presso Università italiane o Università straniere riconosciute in Italia.
Un elenco dei professionisti che hanno conseguito la Specializzazione in Ortodonzia e che hanno provveduto a registrarla presso l’Ordine professionale di appartenenza è sempre ricavabile dal portale della FNOMCeO.

Chiunque può verificare se il proprio Ortodontista è anche Specialista in Ortodonzia richiamandone per nome la scheda personale dal sito.

Un grado ulteriore di specializzazione nella disciplina può essere conseguito per meriti professionali e capacità individuali. In linea generale sono le associazioni professionali che riconoscono particolari livelli di eccellenza nella pratica dell’ortodonzia. La richiesta di certificazione delle proprie capacità da parte degli ortodontisti alle società scientifiche è su base assolutamente volontaria ed ha il solo scopo di veder riconosciuto il proprio livello qualitativo da parte degli altri colleghi. Alcune delle più importanti associazioni ortodontiche nazionali ed internazionali sono:

  • WFO – World Federation of Orthodontists (Usa)

 

  • AAO – American Association of Orthodontists (Usa)

 

  • Angle society (Usa)

 

  • CEO – College Europeen d’Orthodontie (France)

 

  • IBO – Italian Board of Orthodontists (Italia)

 

  • ASIO – Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia (Italia)

 

  • Accademia Italiana di Ortodonzia (Italia)

 

  • RedOI – Registro degli Ortodontisti Italiani (Italia)

C’è un ultimo elemento che qualifica positivamente un Ortodontista: il grado di esclusività con cui si dedica a questa disciplina. Anche se questo tema non riscuote unanime consenso, è opinione diffusa che un ortodontista offra maggiori garanzie di competenza se svolge in modo esclusivo l’attività ortodontica. Per questo motivo quasi tutti gli ortodontisti di eccellenza Italiani o stranieri non si occupano di odontoiatria generale o comunque l’hanno confinata ad una porzione marginale della propria attività. Un censimento del grado di esclusività nella professione è stato effettuato nell’ultimo decennio da alcune associazioni professionali, in particolare Asio e Redoi citate sopra.

 

Sempre sotto “ortodonzia”:

 

L’apparecchio ortodontico

L’apparecchio è il principale strumento (ma non l’unico) attraverso il quale l’ortodontista modifica l’aspetto dei tuoi denti e della bocca in generale. È impossibile dare una definizione univoca di “apparecchio” poiché ne esistono tantissime varianti. L’Ortodontista sceglie per te l’apparecchio da utilizzare sulla base di molte considerazioni: la tua età, il tuo grado di collaborazione, il costo, la difficoltà del caso, la natura dei problemi da correggere, le novità tecnologiche, la tua sicurezza, le tue esplicite preferenze. In linea generale si può dire che esistano apparecchi più adatti ad una età infantile, altri ad una età adolescenziale, altri ancora ad una età adulta.

Alcuni apparecchi sono costruiti in laboratorio su precisa indicazione dell’ortodontista. In questo caso dal momento della richiesta al momento dell’applicazione in bocca trascorrono alcuni giorni e l’Ortodontista richiede la collaborazione del proprio Odontotecnico, che non è un odontotecnico generico, ma è, a sua volta, specializzato nella realizzazione di apparecchi ortodontici. In generale questi apparecchi vengono definiti “mobili” o “rimovibili” per distinguerli dagli apparecchi “fissi”. In realtà oggi nel nostro studio gli apparecchi “mobili” vengono applicati in modo che il paziente (di solito bambini) non lo possa rimuovere dal cavo orale, garantendo in questo modo una maggiore risposta al trattamento ed una maggiore soddisfazione globale sul risultato. Quindi è rimasta la definizione storica di apparecchi mobili, ma in pratica anche questi apparecchi sono fissi. L’esempio più noto di tali apparecchi è rappresentato dall’Espansore Rapido del Palato, sicuramente l’apparecchio più utilizzato in età infantile.

Altri apparecchi, invece, sono realizzati ed applicati dall’Ortodontista nella stessa seduta e non richiedono quindi una lavorazione esterna. Questi apparecchi, di solito definiti “fissi”, sono costituiti da tante basette metalliche (detti “brackets”) applicate ciascuna su ogni dente e da un filo metallico (detto “arco”) che collega tutti i brackets ed i denti tra di loro nell’ambito di ciascuna arcata. Anche di questi apparecchi esistono tante varianti: alcuni sono tradizionalmente in metallo ed applicati sulla superficie esterna dei denti e quindi sono visibili, altri sono parzialmente in ceramica per consentire una minore visibilità, altri ancora sono applicati sulla superficie interna dei denti e quindi sono assolutamente invisibili all’esterno. A quest’ultimo tipo di apparecchiatura, definita “linguale” è dedicata una apposita sezione di questa brochure.

Gli apparecchi fissi tradizionali (cioè non linguali) sono disponibili in moltissime versioni. Tra esse, le più evolute tecnologicamente, sono le ultime generazioni degli apparecchi cosiddetti “self ligating” o “lowfriction” (auto leganti, a bassa frizione). In particolare il nostro studio utilizza apparecchi self ligating della Ormco, denominati Damon System, e 3M, denominati Smart Clip. Queste apparecchiature comportano grandissimi vantaggi sia per il paziente che per l’ortodontista: riduzione della durata complessiva delle cure, riduzione del numero totale di appuntamenti, riduzione del tempo impiegato per ogni seduta, risultati finali con standard più elevati, minore disagio per il paziente. Grazie alle nuove tecnologie, come per esempio Insignia di Ormco, è anche possibile ottenere ulteriori vantaggi: una migliore personalizzazione dell’apparecchiatura sul caso specifico ed una previsualizzazione dei risultati a fine trattamento mediante una simulazione virtuale degli spostamenti dentali.

Fanno parte dell’apparecchiatura ortodontica anche i cosiddetti ausiliari, ovvero dei piccoli strumenti di lavoro che migliorano le performance dell’apparecchio principale. Sono considerati ausiliari gli elastici intraorali, le molle metalliche e soprattutto le miniviti di ancoraggio. L’applicazione degli ausiliari, molto spesso, richiede la collaborazione del paziente. In questo senso i risultati del trattamento dipendono in gran parte dalla volontà e dalla capacità del paziente di seguire le indicazioni che riceve dall’ortodontista.

 

Sempre sotto “ortodonzia”:

 

Ortodonzia invisibile

 

Foto di sorriso con testo di fianco” Cosa noti di strano in questa paziente? “ “Nulla perché indossa un apparecchio linguale!”

Molte persone non affrontano un trattamento ortodontico per il solo fatto che l’apparecchio sia visibile agli altri. Infatti, mentre la presenza di un apparecchio è comune per bambini o adolescenti, può condizionare la vita di relazione di individui adulti particolarmente sensibili. Tale condizionamento può essere così forte da rendere preferibile per alcuni pazienti l’inestetismo di denti male allineati anche nel settore anteriore.

Sono stati fatti molti tentativi per rendere accettabile “esteticamente” la presenza di un apparecchio nel cavo orale. Molti di essi si sono rivelati fallimentari, altri parzialmente riusciti. Alcuni apparecchi sono definiti “trasparenti” e sono anche rimovibili, ma scontano una notevole inefficacia nel conseguimento dei risultati finali. Esiste una sola possibilità, attualmente, per effettuare un trattamento ortodontico davvero invisibile ma allo stesso tempo efficiente ed efficace. Questa possibilità è rappresentata dagli apparecchi linguali, ovvero apparecchi fissi che si applicano sulla superficie interna dei denti e, per questo, non sono visibili all’esterno.

Tra i molti tipi di apparecchi linguali il migliore è sicuramente il sistema Incognito. Ideato e diffuso nel mondo dal dott. DirkWiechmann (Germania) può essere considerato il gold standard nel suo genere. Questa tecnica, come tutte le tecniche linguali, è più difficile da utilizzare per l’ortodontista e per questo motivo non tutti gli ortodontisti sono in grado di proporla ai loro pazienti. Essa prevede una costruzione personalizzata in fabbrica su misura dei denti del paziente e la successiva modellazione degli archi di lavoro mediante un braccio robotizzato per tutte le sequenze di trattamento.

Gli apparecchi invisibili sono generalmente più costosi degli apparecchi vestibolari tradizionali e questo si verifica per diversi motivi: la qualità dei materiali utilizzati, la elaborata progettazione dell’apparecchiatura, la collaborazione di alcuni laboratori specializzati (pochi nel mondo e prevalentemente all’estero), un impegno maggiore da parte dell’ortodontista (tempo, competenze, responsabilità e strumentazione).

PRIMO APPUNTAMENTO
La prima visita è una importante occasione di conoscenza per entrambe le parti, soprattutto quando il paziente è in età infantile: si prende coscienza delle reciproche aspettative per impostare un rapporto sereno, proficuo e stabile nel tempo.
Vengono solitamente privilegiati gli aspetti emotivi e colloquiali dell’incontro, rinviando dunque a tempi successivi l’esecuzione di prestazioni professionali
vere e proprie.
Nel corso della prima visita l’ortodontista è in grado di stabilire se il paziente necessita di un trattamento ortodontico o, quantomeno, di ulteriori approfondimenti diagnostici. A seconda del caso dunque il paziente viene avviato ad un appuntamento successivo oppure dimesso in modo definitivo.
Molto spesso viene richiesta l’esecuzione di esami radiologici, come:
la panoramica delle arcate dentarie (ortopantomografia), la teleradiografia del cranio e, talora, la Tac del massiccio facciale.

SECONDO APPUNTAMENTO
Nel corso della seconda visita si entra maggiormente nel merito del problema clinico, anche prendendo visione delle radiografie eseguite in precedenza. Di solito vengono rilevate le impronte delle arcate e le fotografie standard della bocca,
dei denti e del viso.
Quando è il caso il paziente viene avviato ad un programma di istruzione
e motivazione di igiene orale. Modelli in gesso, fotografie e radiografie
rappresentano i documenti ortodontici di base sui quali l’ortodontista effettua uno studio analitico della malocclusione.

STUDIO DEL CASO

Lo studio del caso viene effettuato dall’ortodontista “fuori agenda”,
ovvero in un momento in cui il paziente non è presente.
È la fase più importante e nobile dell’attività ortodontica ed è quella che segna la differenza tra un ortodontista qualunque ed un ortodontista di eccellenza.
Lo studio del caso si concretizza nella stesura in un documento cartaceo,
il dossier ortodontico, che parla un linguaggio tecnico ma condiviso a livello nazionale
e internazionale. Il dossier ortodontico contiene tutti gli elementi clinici rilevanti per il singolo caso: indice di necessità di effettuare il trattamento, obiettivi primari da conseguire ed eventuali compromessi da accettare, tempi di attuazione del programma, strategia e tattica di lavoro, apparecchiature da utilizzare, eventuali collaborazioni interdisciplinari da avviare, nonché i costi della cura ed il preventivo di spesa. In questa fase l’ortodontista si confronta con gli altri specialisti che ritiene necessari per la migliore soluzione del problema ortodontico e degli eventuali problemi odontoiatrici ad esso associati.
Il dossier ortodontico si completa quindi con il piano di trattamento, che sarà oggetto di discussione con il paziente e\o i suoi genitori nel corso dell’appuntamento successivo.

TERZO APPUNTAMENTO
Nel corso della terzo appuntamento l’ortodontista spiega al paziente e\o ai genitori quali siano le determinanti principali della malocclusione e come si è pervenuti alla formulazione del piano di trattamento. Si tratta dunque di un colloquio più o meno lungo secondo le necessità del paziente e non di una visita in senso stretto.
Il colloquio avviene infatti “a tavolino” e non sulla poltrona di lavoro.
Il paziente e/o i genitori prendono visione di tutti i documenti ortodontici raccolti fino a quel momento, con la possibilità di confrontare la situazione clinica attuale con una condizione ideale di occlusione perfetta. Quando possibile viene mostrata anche unasimulazione virtuale dell’intero trattamento ortodontico ipotizzato, che possa rendere conto, anche sommariamente, di quale aspetto finale avrà l’occlusione dopo la cura proposta.
Il colloquio è l’occasione fondamentale nella quale ogni domanda, ogni curiosità ed ogni dubbio del paziente devono trovare la giusta risposta e l’adeguato chiarimento, condizione indispensabile per poter intraprendere il trattamento ortodontico.

QUARTO APPUNTAMENTO
Il paziente è ora pronto per l’applicazione dell’apparecchio, che, a seconda dei casi, potrà avvenire in un tempo unico o gradualmente per step successivi.
Al paziente vengono date le informazioni di base per una corretta manutenzione dell’apparecchio e perché esso possa esprimere il massimo del proprio potenziale correttivo sulla dentatura.
L’uso di una apparecchiatura ortodontica richiede disciplina e collaborazione anche da parte del paziente che si deve attenere alle prescrizioni ricevute.

ALTRI APPUNTAMENTI
Dopo l’applicazione dell’apparecchiatura il paziente viene avviato ad una serie
di appuntamenti successivi, più o meno numerosi e più o meno ravvicinati
secondo le esigenze cliniche del caso o le necessità di manutenzione e controllodell’apparecchiatura. È ragionevole preventivare che il paziente e l’ortodontista si incontreranno mediamente una volta al mese dall’inizio al termine del trattamento (nei casi di ortodonzia con apparecchio fisso). La durata di queste sedute è molto variabile: in alcuni casi si tratta solo di osservare l’andamento degli spostamenti dentali ed il corretto posizionamento dell’apparecchio e quindi si impiegano pochissimi minuti, in altri casi sono richieste modifiche o sostituzioni di parti dell’apparecchiatura e quindi sono richiesti tempi più lunghi (anche un’ora).

Generalmente il paziente viene avvisato in anticipo quando ci si avvicina all’ultima visita, ovvero quando il trattamento deve considerarsi concluso.
Nel corso dell’ultima visita l’apparecchiatura viene rimossa, i denti vengono ripuliti dal materiale adesivo residuo, vengono prese le impronte e le foto di fine cura, viene predisposta la contenzione più adatta e si dispone il calendario dei controlli successivi per verificare nel tempo la stabilità dei risultati raggiunti e l’adesione alle prescrizioni di igiene e di contenzione da parte del paziente.
In molti casi viene prescritta l’esecuzione di esami radiologici di fine cura per una ulteriore verifica dei risultati.