ARTICOLO SCRITTO DAI DOTTORI

Il dente dondola: si può salvare?

Il dente dondola: si può salvare?

A molti sarà già capitato, magari per una qualsiasi pietanza dalla consistenza dura o per un trauma, di sentire uno o più denti muoversi.
Una leggera pressione con la lingua o durante la masticazione e il dente inizia a oscillare, portando così l’interessato a chiedersi “E adesso cosa succede? Perderò il dente?”.

Noi di Studio Vassura, Dentisti Digitali, abbiamo racchiuso tutto quello che c’è da sapere sull’argomento.

In questo articolo troverai un condensato di semplice lettura, perché tu possa capire cause, rimedi e possibilità di recupero da questa piccola criticità che può, in effetti, portare alla perdita del dente.

Per iniziare…

Prima di addentrarci nel cuore del discorso, è bene fare chiarezza su una piccola questione anatomica: in che modo il dente rimane in posizione? A cosa è ancorato?

Il dente è attaccato all’osso, questo induce le persone a credere in una maggiore resistenza del dente; è importante sapere che, però, la stabilità del dente è mantenuta tale dal parodonto (la gengiva, per intenderci).

Questo inciso ci riporta dunque a un collegamento dovuto e voluto: avrete sicuramente sentito parlare della parodontite, una patologia molto diffusa che, se non curata e prevenuta ogni giorno, porta proprio alla perdita dei denti.

L’oscillazione, dovuta a parodontite, è quindi uno degli step che precedono la caduta. Ma non è il primo, è bensì l’ultimo.

Questo dovrebbe far capire una cosa fondamentale: non bisogna aspettarsi la caduta del dente solo quando dondola, bensì già dalla manifestazione dei primi sintomi della parodontite!

Quali sono le cause che portano alla perdita dei denti?

Abbiamo parlato di Parodontite, ma oltre a questa particolare patologia esistono altre cause che posso portare spiacevoli perdite. Qui un elenco di tutte le cause:

– Parodontite
– Ascesso dentale
– Bruxismo
– Malocclusione e traumi

Vediamoli nel dettaglio, partendo proprio dalla parodontite.

Parodontite

La parodontite è una delle principali cause dei denti che si muovono. È la grave conseguenza di un’infiammazione gengivale non trattata adeguatamente.

Questa particolare patologia è più diffusa di quanto si pensa: il 15% della popolazione ne è affetta in modo acuto e circa il 50% ne soffre in vari modi.

Quando si giunge ad una mobilità dentale importante, ciò significa che l’infezione è già in uno stadio molto avanzato: il parodonto ha subito un progressivo disfacimento, andando a privare il dente del suo sostegno naturale.

Ascesso dentale

Ma la parodontite non è l’unica causa dei denti che si muovono. Ad esempio, anche un dente affetto da ascesso dentale presenta una certa mobilità.

Si tratta di un’infezione acuta che si forma in seguito a carie o lesioni gravi, e che va ad interessare l’osso alveolare, la gengiva e il parodonto, provocando dolore e, in alcuni casi, un’oscillazione del dente interessato.

In questo caso, il dentista deve in primo luogo prescrivere una terapia antibiotica che faccia regredire l’infezione, e successivamente pensare ad un trattamento mirato a recuperare la stabilità del dente (intervento parodontale).

Bruxismo

Il bruxismo è quel disturbo del sonno per cui si digrignano continuamente i denti mentre si dorme: così facendo, la dentatura viene sottoposta a continue sollecitazioni masticatorie.

È un comportamento involontario che però, a lungo andare, rischia di provocare l’aumento della mobilità dei denti, oltre che a deteriorarli.

Malocclusione e traumi

La presenza di forze che agiscono in maniera eccessiva sull’apparato masticatorio può provocare un danno meccanico al parodonto.

Questo lo rende esposto ai batteri che, infiltrandosi nelle tasche parodontali, ne causano il riassorbimento e, di conseguenza, il dente perde il suo sostegno.

Anche un trauma o una caduta possono causare un dondolamento.

Si possono salvare i denti affetti da parodontite?

Avvertire il dondolamento dei propri denti è un segnale d’allarme da non sottovalutare, poiché significa che vi è già un’infezione in atto.

Occorre quindi prenotare al più presto una visita dall’odontoiatra, che agirà in base al grado di mobilità dentale misurato.

Grado 1

In caso di grado 1, per salvare i denti che si muovono e preservare il parodonto, spesso è sufficiente impegnarsi nel mantenere una corretta igiene orale e rispettare gli appuntamenti di igiene dentale ogni 6 mesi.

La placca e il tartaro sono infatti la principale causa della parodontite che, se non trattata, porta inevitabilmente a oscillazione e caduta del dente.

Grado 2

L’igiene orale classica non basta! Bisogna sottoporsi anche ad una pulizia approfondita delle tasche gengivali/curettaggio.

Trattandosi di una situazione già più grave, il dentista, in un secondo momento, valuterà anche una terapia da intraprendere per ristabilire la mobilità del dente e si preoccuperà di monitorare nel tempo il recupero della sua stabilità.

Grado 3

Al grado 3, i movimenti del dente superano i 3/4 mm e avvengono non solo in avanti e indietro, ma anche in senso verticale. Questo è il sintomo di una parodontite in stato già avanzato, che richiede dei trattamenti specifici (intervento parodontale/chirurgico).

Nel caso in cui la mobilità sia stata causata da un trauma, vi sono diverse possibilità di terapia. Se a subire il trauma è stata la parte interna del dente, cioè i vasi sanguigni che alimentano la polpa dentale, l’odontoiatra procede con la devitalizzazione, per evitare conseguenze dolorose come ascessi ed infezioni.

Se invece l’interno del dente non ha subito danni, il trattamento sarà mirato a mantenere la polpa vitale. In ogni caso, il dente che si muove deve essere stabilizzato: per farlo, viene fissato a quelli adiacenti con un filo ortodontico da splintaggio.

Salvare i denti che si muovono è quindi possibile: molto dipende dal grado di mobilità, ma anche nei casi più gravi, quelli di grado 3, l’estrazione del dente rappresenta solo l’ultima delle soluzioni a cui ricorrere per il dentista.
Con un’approfondita visita parodontale, è possibile pianificare una terapia di cura in base al caso presentato dal paziente, composta da trattamenti chirurgici e non, e solo nel caso in cui nessuno di questi dia esito positivo ricorrerà all’estrazione e alla sostituzione dell’elemento dentale con un impianto.

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