Avere paura del dentista è molto più comune di quanto si possa pensare. Per alcune persone è una semplice tensione prima dell’appuntamento, per altre l’ansia compare già entrando nello studio o sedendosi sulla poltrona. In alcuni casi, invece, la paura diventa così intensa da portare a rimandare visite e cure per mesi o persino per anni, anche quando si sa di avere un problema.
Spesso si usa la parola odontofobia per descrivere tutte queste situazioni, ma non tutte le forme di paura del dentista sono una vera fobia. Esiste piuttosto uno spettro molto ampio: dalla normale preoccupazione fino a forme di ansia severe, nelle quali anche solo telefonare per fissare un appuntamento può diventare difficile.
Anche le ragioni possono essere molto diverse. Puoi avere paura del dolore, degli aghi o dell’anestesia; puoi essere infastidito dai rumori e dalle sensazioni che accompagnano le cure; puoi temere di non riuscire a controllare ciò che accade oppure portare con te il ricordo di un’esperienza negativa avuta molti anni prima. A volte, soprattutto dopo un lungo periodo senza controlli, alla paura si aggiunge anche l’imbarazzo per le condizioni della propria bocca o il timore di essere giudicati.
Qualunque sia il motivo, sentirsi dire semplicemente “non devi avere paura” serve a poco. La paura è reale per chi la prova e deve essere prima di tutto riconosciuta. Il punto di partenza è capire cosa ti mette in difficoltà e comunicarlo alle persone che dovranno prendersi cura di te.
Esistono infatti diversi modi per rendere l’esperienza odontoiatrica più gestibile: conoscere in anticipo ciò che accadrà, procedere gradualmente, concordare un segnale per interrompere la seduta, controllare adeguatamente il dolore e, quando necessario, ricorrere a specifiche strategie per la gestione dell’ansia. In alcuni casi può essere indicata anche la sedazione cosciente; nelle forme più importanti di fobia può essere utile affiancare alle cure odontoiatriche un percorso psicologico specifico.
L’obiettivo, quindi, non è prometterti che non proverai mai paura, ma creare le condizioni perché quella paura possa essere ascoltata, compresa e gestita senza impedirti di ricevere le cure di cui hai bisogno. Anche questo fa parte della sicurezza delle cure: non soltanto eseguire correttamente una prestazione, ma organizzare il percorso tenendo conto della persona che deve affrontarla.
Paura del dentista, ansia e odontofobia non sono la stessa cosa
Nel linguaggio comune tendiamo a usare espressioni come paura del dentista, ansia dal dentista e odontofobia come se indicassero la stessa cosa. In realtà descrivono condizioni che possono avere intensità e caratteristiche diverse.
Puoi essere preoccupato prima di una visita perché temi di sentire dolore oppure perché non sai che cosa verrà fatto. Puoi provare ansia già nei giorni precedenti all’appuntamento, dormire male la notte prima o avvertire tachicardia, tensione, sudorazione o una forte agitazione quando entri nello studio. Tutto questo non significa necessariamente avere una fobia.
Nelle forme più severe la paura può diventare persistente, molto intensa e sproporzionata rispetto alla situazione, fino a provocare un vero comportamento di evitamento: non prenoti, annulli gli appuntamenti oppure riesci a rivolgerti al dentista soltanto quando dolore o urgenza non ti consentono più di rimandare. È in questo ambito che può collocarsi una vera fobia odontoiatrica, che non dovrebbe essere banalizzata né autodiagnosticata semplicemente perché andare dal dentista non piace.
Questa distinzione è importante soprattutto per un motivo pratico: a livelli diversi di paura possono corrispondere esigenze diverse. Una persona moderatamente ansiosa può trovare sufficiente una buona comunicazione e un maggiore controllo di ciò che accade durante la seduta; una persona con una paura molto intensa può avere bisogno di un percorso più articolato.
Perché abbiamo paura del dentista?
Non esiste una sola causa della paura del dentista. La letteratura scientifica la considera un fenomeno complesso e multifattoriale, nel quale possono combinarsi esperienze personali, caratteristiche individuali e influenze provenienti dall’ambiente.
Una precedente esperienza dolorosa o vissuta negativamente può certamente avere un ruolo importante, soprattutto quando è avvenuta da bambini. Ma non è necessario aver subito un’esperienza traumatica per avere paura. Il timore può riguardare gli aghi, l’anestesia, il rumore del trapano, il sangue, il riflesso del vomito o semplicemente la sensazione di avere qualcuno che lavora all’interno della propria bocca.
C’è poi un aspetto che merita particolare attenzione: la perdita di controllo. Durante una cura odontoiatrica sei sdraiato, hai difficoltà a parlare e non puoi vedere esattamente ciò che sta accadendo. Per alcune persone questa condizione è molto più difficile da tollerare del trattamento in sé. Per questo sapere cosa verrà fatto, poter fare domande e concordare con l’odontoiatra un segnale con cui chiedere una pausa possono avere un significato importante.
La paura può anche essere appresa indirettamente. I racconti negativi di familiari e conoscenti, le esperienze dei genitori durante l’infanzia e persino il modo in cui il dentista viene rappresentato nei media possono contribuire alla costruzione di determinate aspettative.
Infine, dopo molti anni senza cure può comparire un’altra componente: la vergogna. Potresti avere paura che il dentista giudichi le condizioni della tua bocca o ti rimproveri perché hai aspettato troppo. Anche questo può alimentare l’evitamento. In uno studio odontoiatrico, però, il problema dovrebbe essere affrontato per quello che è oggi, non utilizzato per giudicare le scelte che hai fatto in passato.
Il circolo vizioso della paura: più rimandi, più diventa difficile tornare
Uno degli effetti più insidiosi della paura del dentista è il cosiddetto circolo vizioso dell’evitamento, descritto da tempo nella letteratura scientifica.
Il meccanismo è abbastanza intuitivo. Hai paura e quindi rimandi il controllo. Se esiste un problema iniziale, nel frattempo questo può progredire. Quando finalmente compaiono dolore, gonfiore, difficoltà a masticare o un’altra urgenza, sei costretto a rivolgerti al dentista in una situazione clinica potenzialmente più complessa rispetto a quella che sarebbe stata affrontata qualche mese o qualche anno prima.
A quel punto può essere necessario un trattamento più impegnativo e l’esperienza rischia di confermare proprio ciò che temevi: “dal dentista si va quando si sta male”. La paura aumenta e, terminata l’urgenza, ricomincia l’evitamento. Gli studi mostrano infatti un’associazione tra elevata ansia odontoiatrica, minore regolarità delle visite e peggiori condizioni di salute orale.
Per interrompere questo meccanismo non serve rimproverarti perché hai aspettato troppo. Serve esattamente il contrario: ricominciare dal punto in cui ti trovi, valutare con calma la situazione e costruire un percorso che tu possa realmente affrontare.
Questo è anche uno dei motivi per cui, se non vai dal dentista da molti anni, non dovresti pensare che la prima visita comporti necessariamente l’inizio immediato di una cura. Prima di curare un dente può essere necessario ricostruire qualcosa di altrettanto importante: la possibilità di affidarti alle cure senza che la paura continui a decidere al posto tuo.
La paura del dolore e la paura del dentista sono due cose diverse
Quando si parla di paura del dentista, il dolore è probabilmente una delle prime preoccupazioni che vengono in mente. È però importante distinguere le due cose: temere il dolore non significa necessariamente avere paura del dentista e, viceversa, l’odontofobia non dipende sempre dal dolore.
Le moderne tecniche di anestesia locale permettono di eseguire gran parte delle procedure odontoiatriche controllando efficacemente il dolore. Questo non significa promettere che ogni trattamento sarà completamente privo di qualsiasi sensazione: pressione, vibrazione, rumore, trazione o altre percezioni possono comunque essere avvertite e, soprattutto, ogni persona può reagire in modo diverso.
Per chi ha paura, inoltre, anche l’anestesia può diventare essa stessa fonte di ansia. Puoi temere l’ago, l’iniezione, la sensazione provocata dall’anestetico oppure avere semplicemente paura che “l’anestesia non faccia effetto”. In questi casi non basta dire che non sentirai dolore: è più utile sapere che puoi comunicare quello che stai provando e che l’odontoiatra può verificare l’efficacia dell’anestesia prima di procedere.
Il controllo del dolore è quindi una parte fondamentale della gestione del paziente ansioso, ma non esaurisce il problema della paura del dentista. Se ciò che ti spaventa maggiormente è sentirti vulnerabile, perdere il controllo o non riuscire a interrompere ciò che sta accadendo, anche una procedura perfettamente anestetizzata potrebbe continuare a generare ansia.
Il primo passo è raccontare al dentista che hai paura
Molte persone cercano di nascondere la propria paura. Qualcuno se ne vergogna, altri pensano che sia un problema poco importante oppure temono di essere considerati pazienti difficili. In realtà, dire apertamente che hai paura è un’informazione clinicamente utile perché permette di organizzare diversamente il tuo percorso.
Non è necessario aspettare di essere seduto sulla poltrona. Puoi comunicarlo già quando prendi l’appuntamento, in modo che anche il personale dello studio sappia che potresti avere bisogno di maggiore attenzione, tempo o spiegazioni.
Durante il colloquio è poi importante cercare di capire che cosa ti mette realmente in difficoltà. Dire “ho paura del dentista” può infatti significare cose molto diverse: paura dell’ago, del dolore, del rumore degli strumenti, del riflesso del vomito, di una diagnosi negativa oppure semplicemente di non poter controllare la situazione.
Queste informazioni dovrebbero entrare a far parte della conoscenza che lo studio ha del paziente, esattamente come altre informazioni rilevanti raccolte durante l’anamnesi. In uno studio organizzato, la gestione dell’ansia non dovrebbe dipendere soltanto dalla sensibilità del singolo operatore incontrato quel giorno: l’informazione deve essere raccolta, condivisa correttamente tra le persone coinvolte e tenuta presente negli appuntamenti successivi.
Questo è particolarmente importante quando la paura è intensa. Evita di minimizzarla per apparire collaborativo: spiegare chiaramente ciò che ti mette in difficoltà aiuta il team a scegliere un approccio più adatto a te.
Conoscere prima ciò che accadrà può ridurre l’incertezza
Una parte dell’ansia nasce da una domanda molto semplice: “Adesso cosa mi faranno?”. Non sapere quanto durerà una procedura, quali sensazioni potresti avvertire o quando inizierà effettivamente il trattamento può aumentare la percezione di non avere alcun controllo sulla situazione.
Per questo una buona comunicazione non è soltanto una forma di cortesia. Spiegarti in anticipo cosa si intende fare, quali sono i passaggi principali e quali sensazioni sono normalmente prevedibili può rendere ciò che sta per accadere più comprensibile e meno imprevedibile.
Può essere utile anche concordare un semplice segnale, per esempio alzare una mano, con il quale chiedere all’odontoiatra di interrompere momentaneamente la procedura. Sapere di poter chiedere una pausa non significa necessariamente utilizzarla: per alcune persone è già importante sapere di avere la possibilità di farlo.
Naturalmente non tutti desiderano lo stesso livello di informazione. C’è chi vuole conoscere ogni passaggio e chi preferisce ricevere soltanto le spiegazioni essenziali. Anche questo fa parte della personalizzazione del percorso: non esiste un unico modo corretto di essere accompagnati durante una cura odontoiatrica.
L’obiettivo non è distrarti dalla paura facendo finta che non esista, ma restituirti progressivamente prevedibilità e controllo. Per alcune persone questo è già sufficiente a rendere affrontabile una situazione che, fino a quel momento, sembrava impossibile.
La prima visita può essere già parte del percorso
Se hai molta paura del dentista, è facile immaginare la prima visita come il momento in cui qualcuno scoprirà tutti i problemi e inizierà immediatamente a curarli. Non deve necessariamente essere così.
La prima visita serve prima di tutto a conoscerti, raccogliere la tua storia clinica, ascoltare il problema che ti ha portato da noi e capire quali siano le tue esigenze e le tue difficoltà. Se la paura rappresenta una di queste difficoltà, deve essere considerata nella pianificazione del percorso.
In alcuni casi il primo risultato importante può essere molto semplice: riuscire a entrare nello studio, parlare con l’odontoiatra, sottoporsi alla visita e agli eventuali accertamenti diagnostici necessari e uscire sapendo che cosa dovrà accadere successivamente. Non sempre è necessario fare tutto e subito.
Questo principio è particolarmente importante nel Metodo Vassura. Prima di eseguire una cura cerchiamo di costruire un quadro complessivo del paziente e, quando il caso lo richiede, separiamo il momento della diagnosi da quello della pianificazione e della successiva esecuzione delle terapie. La paura del dentista è una delle informazioni che possono influenzare questo percorso.
Quando le cure diventano più articolate, queste informazioni entrano anche nella costruzione del piano di cura: non dobbiamo decidere soltanto che cosa sia opportuno fare, ma anche in quale ordine, con quali priorità e a quali condizioni sia appropriato procedere.
Anche questo significa, per noi, sicurezza delle cure: non considerare soltanto ciò che tecnicamente deve essere fatto, ma verificare anche in quali condizioni quella cura possa essere eseguita correttamente e con la collaborazione del paziente.
Come si gestisce concretamente un paziente che ha paura del dentista
Non esiste un protocollo identico per tutte le persone che hanno paura. Esiste però un principio organizzativo importante: la gestione dell’ansia non dovrebbe essere improvvisata quando il paziente è già sulla poltrona.
Nel Metodo Vassura cerchiamo innanzitutto di individuare il problema e di far circolare correttamente l’informazione tra le persone che partecipano al percorso di cura. Front office, assistenti e odontoiatri hanno ruoli differenti, ma devono lavorare all’interno dello stesso processo. Questo riduce, per esempio, il rischio che tu debba spiegare ogni volta da capo una difficoltà importante o che un’informazione raccolta in precedenza non venga considerata nell’organizzazione dell’appuntamento.
A seconda della situazione possono essere utili tempi adeguati, spiegazioni preventive, pause concordate, appuntamenti progressivi, controllo dell’anestesia e del dolore e un segnale con cui poter chiedere di interrompere momentaneamente la procedura. In altri casi può essere opportuno suddividere una terapia in più sedute oppure prevedere strumenti specifici per il controllo dell’ansia.
Questo non significa assecondare qualsiasi richiesta anche quando potrebbe compromettere la qualità della cura. La personalizzazione ha sempre un limite preciso: la prestazione deve poter essere eseguita correttamente e in sicurezza. Se le condizioni non lo consentono, può essere più appropriato fermarsi e individuare una soluzione diversa piuttosto che cercare di terminare una procedura a tutti i costi.
È proprio qui che organizzazione e clinica si incontrano. La nostra certificazione ISO 9001:2015 non certifica che un paziente non avrà paura e non garantisce il risultato di una singola terapia. Riguarda invece il Sistema di Gestione per la Qualità attraverso il quale vengono organizzate le attività dello Studio: processi, responsabilità, gestione delle informazioni, controlli, valutazione dei rischi, gestione delle criticità e miglioramento continuo.
Per il paziente odontofobico questo principio ha una conseguenza molto concreta: un’informazione importante come la paura del dentista non dovrebbe essere affidata soltanto alla memoria o alla sensibilità del singolo professionista, ma entrare, per quanto pertinente, nel processo con cui viene organizzato il suo percorso.
Quando può essere utile la sedazione cosciente
Quando comunicazione, gradualità e controllo del dolore non sono sufficienti, può essere presa in considerazione anche la sedazione cosciente. È però importante non considerarla automaticamente come la soluzione alla paura del dentista.
La sedazione e il controllo del dolore sono due cose differenti. L’anestesia locale serve principalmente a controllare il dolore nell’area trattata; la sedazione interviene invece sull’ansia e sulla tollerabilità dell’esperienza. A seconda delle condizioni del paziente, del tipo di trattamento e della tecnica utilizzata, le due cose possono essere associate.
La decisione di ricorrere alla sedazione deve quindi nascere da una valutazione clinica individuale, che tenga conto delle condizioni generali di salute, dei farmaci assunti, del livello di ansia e della procedura programmata. Non dovrebbe essere scelta automaticamente soltanto perché “hai paura”.
Nel nostro Studio, quando è indicata una sedazione cosciente endovenosa, il percorso prevede la presenza del medico specialista in Anestesia e Rianimazione. Anche in questo caso il punto centrale rimane la sicurezza delle cure: indicazione appropriata, anamnesi, pianificazione, responsabilità definite e monitoraggio devono precedere la procedura.
La sedazione può rendere possibile o molto più tollerabile una terapia in persone particolarmente ansiose, ma non necessariamente modifica la causa profonda dell’odontofobia. Per questo, soprattutto quando la paura impedisce da anni di sottoporsi alle cure, può essere utile distinguere due obiettivi: riuscire a eseguire in sicurezza una terapia necessaria oggi e, quando possibile, lavorare sulla paura affinché in futuro il rapporto con il dentista diventi più gestibile anche senza dover necessariamente ricorrere alla sedazione.
Quando può essere utile un supporto psicologico
Se la paura del dentista è molto intensa, persiste da anni e ti impedisce sistematicamente di sottoporti alle cure, il problema può andare oltre ciò che può essere affrontato esclusivamente modificando l’organizzazione dell’appuntamento odontoiatrico.
In questi casi può essere utile valutare anche un percorso psicologico specifico. Non significa che la tua paura sia immaginaria o che il problema “sia soltanto nella tua testa”. Al contrario, significa riconoscere che una vera fobia può essere affrontata con strumenti specifici, esattamente come accade per altre forme di paura patologica.
Tra gli approcci maggiormente studiati c’è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT). Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2024 ha trovato evidenze a favore della CBT per ridurre l’ansia odontoiatrica persistente e, con un grado di certezza più limitato, anche per la fobia odontoiatrica.
Questo permette anche di comprendere meglio la differenza tra sedare l’ansia durante una determinata cura e intervenire sulla paura nel lungo periodo. La sedazione può essere molto utile quando clinicamente indicata per consentire di affrontare una procedura; un intervento psicologico mira invece a modificare progressivamente il rapporto con la situazione che provoca la paura.
Le due strategie non sono necessariamente alternative. In un paziente con importanti necessità odontoiatriche può essere prioritario riuscire prima di tutto a eseguire in sicurezza le cure necessarie, eventualmente ricorrendo alla sedazione cosciente endovenosa, mentre parallelamente o successivamente può essere affrontata la fobia con il professionista competente.
Anche questo rispecchia un principio del Metodo Vassura: non cercare una soluzione uguale per tutti, ma individuare il problema, valutarne la complessità e indirizzare il paziente verso il percorso più appropriato, riconoscendo anche quando sono necessarie competenze diverse da quelle odontoiatriche.
Paura del dentista nei bambini: attenzione anche alle parole degli adulti
La paura del dentista nei bambini merita un’attenzione particolare. Non possiamo attribuirla semplicemente al comportamento dei genitori: entrano in gioco l’età, il temperamento del bambino, eventuali esperienze precedenti, la paura del dolore e numerosi altri fattori. La letteratura ha però riscontrato un’associazione tra paura odontoiatrica dei genitori e quella dei figli, particolarmente evidente nei bambini più piccoli.
Per questo può essere utile prestare attenzione anche a come si parla del dentista prima dell’appuntamento.
Frasi pronunciate con le migliori intenzioni come “non avere paura”, “non ti farà male”, “non ti farà la puntura” possono involontariamente introdurre proprio le immagini che vorremmo evitare. Allo stesso modo, raccontare davanti al bambino esperienze odontoiatriche negative vissute dagli adulti può contribuire a costruire aspettative poco favorevoli.
Questo non significa però nascondere o raccontare cose non vere. È preferibile utilizzare un linguaggio semplice, adeguato all’età e non anticipare dettagli che il bambino non ha chiesto e che potrebbero aumentare inutilmente l’ansia. Sarà poi l’odontoiatra a spiegare ciò che serve nel momento e nel modo più appropriati.
Anche la presenza del genitore durante il trattamento non può essere trasformata in una regola assoluta. Una revisione sistematica non ha trovato prove affidabili che la semplice presenza o assenza dei genitori determini da sola il comportamento, la paura o l’ansia del bambino; inoltre, la qualità complessiva delle evidenze disponibili era molto bassa.
Nel Metodo Vassura, quindi, il bambino non viene considerato semplicemente come un adulto più piccolo. Età, capacità di comprendere, precedenti esperienze, collaborazione e rapporto con i genitori fanno parte delle informazioni da considerare per organizzare il percorso. Anche in questo caso sicurezza delle cure significa adattare il processo alla persona che abbiamo davanti, senza forzare inutilmente i tempi quando non esistono le condizioni per procedere correttamente.
Prevenire significa anche evitare che la paura ricominci
Superare una seduta difficile non significa necessariamente avere risolto la paura del dentista. Se dopo aver completato le cure torni a evitare lo studio per molti anni, il rischio è che si ricostruisca lo stesso circolo dal quale eri partito.
La prevenzione assume quindi un significato particolare per chi ha sofferto di ansia odontoiatrica. Controlli periodici e igiene professionale non servono soltanto a intercettare precocemente eventuali problemi: possono anche permetterti di frequentare lo studio quando stai bene, senza associare ogni appuntamento al dolore, all’urgenza o alla necessità di eseguire trattamenti complessi.
Un piccolo problema individuato precocemente, inoltre, può richiedere un intervento molto diverso rispetto allo stesso problema lasciato evolvere per anni. Questo è uno dei motivi per cui interrompere il meccanismo paura → rinvio → aggravamento → urgenza → nuova paura è importante anche dal punto di vista della sicurezza.
Nel Metodo Vassura il percorso, quindi, non termina necessariamente con l’ultima prestazione del piano di cura. La fase successiva è il mantenimento nel tempo dei risultati ottenuti, attraverso controlli programmati sulla base delle necessità individuali.
Per una persona che ha avuto molta paura questo può avere anche un altro valore: trasformare progressivamente il rapporto con lo studio dentistico. Non incontrare il dentista soltanto quando qualcosa fa male, ma frequentarlo anche per prevenire, controllare e mantenere la salute può contribuire a costruire esperienze diverse da quelle che avevano alimentato la paura.
È un altro esempio concreto di ciò che intendiamo per sicurezza delle cure: non limitarsi alla corretta esecuzione della singola prestazione, ma organizzare un processo che accompagni il paziente prima, durante e dopo la cura, secondo principi coerenti con il nostro Sistema di Gestione per la Qualità e con la certificazione ISO 9001:2015.
Paura del dentista e sicurezza delle cure
Quando parliamo di sicurezza delle cure, è naturale pensare alla sterilizzazione degli strumenti, alla corretta esecuzione delle procedure, alla manutenzione delle apparecchiature o alla gestione delle emergenze. Ma la sicurezza dipende anche dalla capacità dello studio di conoscere il paziente e organizzare correttamente il suo percorso.
La paura del dentista rientra in questo processo. Un paziente molto ansioso può avere difficoltà a comunicare, può muoversi improvvisamente durante una procedura, può chiedere di interrompere una seduta oppure può arrivare all’appuntamento dopo aver assunto autonomamente farmaci nel tentativo di controllare l’ansia. Sono tutte situazioni che devono essere conosciute e gestite, non semplicemente subite quando si presentano.
Per questo, nel Metodo Vassura, cerchiamo di trasformare le informazioni rilevanti in elementi del percorso di cura. Anamnesi, colloquio con il paziente, pianificazione degli appuntamenti, comunicazione tra le persone coinvolte e registrazione delle informazioni importanti servono anche a ridurre il rischio che qualcosa venga dimenticato o lasciato all’improvvisazione.
Questo principio riguarda l’intera organizzazione. La persona che riceve la tua telefonata, chi ti accoglie, l’assistente e l’odontoiatra svolgono funzioni differenti, ma partecipano allo stesso percorso. Se comunichi una difficoltà importante, l’obiettivo è fare in modo che l’informazione arrivi alle persone che ne hanno bisogno, nel rispetto della riservatezza, e venga considerata quando si programma la tua assistenza.
È anche uno dei significati concreti della nostra certificazione ISO 9001:2015. La certificazione non significa che non possano verificarsi problemi e non certifica la qualità del singolo atto clinico. Significa invece che lo Studio ha adottato un Sistema di Gestione per la Qualità basato su processi definiti, responsabilità, controlli, gestione dei rischi e delle non conformità e miglioramento continuo.
Per noi, quindi, occuparsi della paura del dentista non significa semplicemente cercare di tranquillizzarti. Significa inserirla, quando è rilevante, tra le informazioni da considerare per organizzare una cura appropriata. È questa la relazione tra odontofobia, Metodo Vassura e sicurezza delle cure: trasformare un problema individuale del paziente in qualcosa che l’intera organizzazione sia preparata a riconoscere e gestire.
Se hai paura del dentista, come puoi prepararti all’appuntamento?
Se hai rimandato una visita per molto tempo, non è necessario aspettare di sentirti improvvisamente coraggioso. Puoi invece fare alcune cose molto semplici per aiutare lo studio a organizzare meglio il tuo appuntamento.
La più importante è dirlo chiaramente quando prenoti. Puoi spiegare che hai molta paura, che non vai dal dentista da anni oppure indicare quale aspetto ti preoccupa maggiormente. Non devi giustificarti e non devi vergognarti delle condizioni della tua bocca.
Evita invece di assumere autonomamente ansiolitici, sedativi o altri farmaci prima dell’appuntamento senza averne parlato con un medico. Un farmaco può modificare il tuo stato di vigilanza e interagire con altre terapie o con i farmaci eventualmente utilizzati durante le cure. Se assumi abitualmente dei medicinali, riferiscilo durante l’anamnesi e segui le indicazioni ricevute dai professionisti che ti hanno in cura.
Quando arrivi, prova a descrivere concretamente ciò che temi. “Ho paura dell’ago”, “ho avuto una brutta esperienza”, “ho paura di soffocare”, “ho un forte riflesso del vomito” oppure “mi agita non poter interrompere il dentista” sono informazioni molto più utili di un generico “sono ansioso”.
Puoi anche chiedere che ti venga spiegato cosa succederà e concordare un segnale per chiedere una pausa. Se invece preferisci non conoscere tutti i dettagli, puoi dirlo: anche questo aiuta a personalizzare la comunicazione.
Soprattutto, se non vai dal dentista da molti anni, non lasciare che l’imbarazzo diventi un’altra ragione per rimandare. Il compito dell’odontoiatra non è stabilire perché avresti dovuto presentarti prima, ma valutare la situazione attuale e proporti un percorso possibile da questo momento in avanti.
FAQ sulla paura del dentista e sull’odontofobia
È normale avere paura del dentista?
Sì. Un certo grado di preoccupazione o ansia prima di una visita odontoiatrica è relativamente comune. Il problema diventa più importante quando la paura è molto intensa, provoca una forte sofferenza oppure ti porta sistematicamente a evitare visite e cure.
Paura del dentista e odontofobia sono la stessa cosa?
Non necessariamente. La paura può avere intensità molto diverse. Il termine odontofobia viene comunemente utilizzato per indicare forme particolarmente intense e persistenti, mentre una diagnosi di fobia richiede criteri specifici e non dovrebbe essere ricavata semplicemente dal fatto di sentirsi agitati prima di una visita.
Posso fare una prima visita senza iniziare subito le cure?
Sì. La prima visita serve innanzitutto a raccogliere informazioni, valutare la situazione e formulare una diagnosi. In particolare quando esiste una forte paura, può essere opportuno costruire il percorso gradualmente prima di iniziare le terapie.
Posso chiedere al dentista di fermarsi durante una cura?
Quando le condizioni cliniche lo consentono, concordare preventivamente un segnale per chiedere una pausa può essere molto utile. Esistono naturalmente momenti di alcune procedure nei quali l’odontoiatra deve prima mettere la situazione in sicurezza; proprio per questo è meglio stabilire prima come comunicare durante il trattamento.
L’anestesia locale elimina anche la paura?
No. L’anestesia locale ha lo scopo di controllare il dolore nella zona trattata. Puoi essere perfettamente anestetizzato e continuare a provare ansia per altre ragioni. Dolore e paura sono collegati, ma non sono la stessa cosa.
La sedazione cosciente è necessaria per chi ha paura del dentista?
No. Molti pazienti possono essere gestiti attraverso comunicazione, gradualità, controllo del dolore e organizzazione appropriata degli appuntamenti. In determinate situazioni la sedazione cosciente endovenosa può essere utile, ma l’indicazione deve essere valutata individualmente.
E se la mia paura è così forte da impedirmi persino di prenotare?
Questo è un segnale che merita attenzione. Puoi iniziare semplicemente comunicando allo studio la tua difficoltà. Nei casi di fobia importante può essere utile anche un percorso con un professionista della salute mentale, in particolare attraverso approcci psicologici specifici per le fobie.
Non vado dal dentista da molti anni: verrò giudicato?
Non dovrebbe accadere. Sapere da quanto tempo non effettui controlli è un’informazione clinicamente utile, ma non deve diventare un giudizio sulla persona. Nel Metodo Vassura il punto di partenza è la situazione che abbiamo davanti oggi: comprenderla, stabilire le priorità e costruire, insieme a te, un percorso sostenibile e sicuro.
Si può davvero superare la paura del dentista?
Per molte persone è possibile ridurla in modo significativo. L’obiettivo non deve necessariamente essere arrivare a “piacerti” andare dal dentista. Può essere molto più realistico riuscire a non lasciare che la paura ti impedisca di prenderti cura della tua salute. Comunicazione, esperienze progressivamente positive, prevenzione e, quando necessario, sedazione o supporto psicologico possono contribuire al percorso.
La sicurezza delle cure parte anche da qui: riconoscere che ogni paziente è diverso e organizzare le cure perché possano essere affrontate nelle condizioni più appropriate. È uno dei principi sui quali abbiamo costruito il Metodo Vassura e il nostro Sistema di Gestione per la Qualità certificato ISO 9001:2015.
Bibliografia essenziale
Per approfondire il tema della paura del dentista, dell’ansia odontoiatrica e dell’odontofobia, riportiamo alcuni riferimenti scientifici utilizzati per la preparazione di questo articolo.
- Steenen SA et al. Interventions to reduce adult state anxiety, dental trait anxiety, and dental phobia: A systematic review and meta-analyses of randomized controlled trials. Journal of Anxiety Disorders, 2024. PubMed
Revisione sistematica e meta-analisi sugli interventi per l’ansia odontoiatrica e la fobia negli adulti, compresa la terapia cognitivo-comportamentale. - Wide Boman U et al. Treatment of Dental Anxiety and Phobia-Diagnostic Criteria and Conceptual Model of Behavioural Treatment. 2022. PubMed
Approfondisce la distinzione tra ansia e fobia odontoiatrica, il problema dell’evitamento delle cure e l’approccio interdisciplinare tra odontoiatria e psicologia. - Armfield JM, Stewart JF, Spencer AJ. The vicious cycle of dental fear: exploring the interplay between oral health, service utilization and dental fear. BMC Oral Health, 2007. PubMed
Uno dei lavori di riferimento sul circolo vizioso della paura del dentista: paura, rinvio delle visite, peggioramento della salute orale e ulteriore aumento della paura. - Crego A, Carrillo-Díaz M, Armfield JM, Romero M. From public mental health to community oral health: the impact of dental anxiety and fear on dental status. Frontiers in Public Health, 2014. PubMed
Analizza le conseguenze della paura e dell’ansia odontoiatrica sull’accesso alle cure e sulla salute orale. - Themessl-Huber M et al. Empirical evidence of the relationship between parental and child dental fear: a structured review and meta-analysis. International Journal of Paediatric Dentistry, 2010. PubMed
Revisione e meta-analisi sull’associazione tra paura odontoiatrica dei genitori e dei figli, particolarmente evidente nei bambini più piccoli. - De Luca MP et al. Does the presence of parents in the dental operatory room influence children’s behaviour, anxiety and fear during their dental treatment? A systematic review. International Journal of Paediatric Dentistry, 2021. PubMed
Revisione sistematica sul possibile effetto della presenza dei genitori durante le cure odontoiatriche pediatriche; le evidenze disponibili non consentono di considerare presenza o assenza del genitore una regola universalmente valida. - Sun IG, Chu CH, Lo ECM, Duangthip D. Global prevalence of early childhood dental fear and anxiety: A systematic review and meta-analysis. Journal of Dentistry, 2024. PubMed
Revisione sistematica e meta-analisi recente sulla diffusione della paura e dell’ansia odontoiatrica nei bambini piccoli e sui principali fattori associati.
Glossario dei termini citati
- anestesia locale
- Perdita di sensibilità in un'area anatomica specifica senza perdita della coscienza. Definizione completa
- sterilizzazione
- L'atto o il processo di rendere sterile; il processo di liberare da germi viventi. Definizione completa
- registrazione
- 1. Definizione completa
- preparazione
- La forma che viene data ad un dente naturale quando viene ridotto con le frese per ricevere una protesi (per es: una corona artificiale o un attacco per una protesi fissa o mobile). Definizione completa
- anestesia
- Perdita di sensibilità, in particolare tattile, con o senza la perdita di coscienza. Definizione completa
- vibrazione
- Iil passaggio finale della miscelatura dell'amalgama dentale; l'impastarsi della massa triturata per completare l'amalgamazione. Definizione completa
- anamnesi
- storia clinica del paziente basata sui suoi ricordi o su documenti, raccolta al momento della visita iniziale, sia medica che odontoiatrica. Definizione completa
- aumento
- Un aumento di volume oltre l'esistente, come accade negli innesti alle creste mandibolari e mascellari. Definizione completa
- dente
- Uno dei corpi duri o dei processi che solitamente sono inseriti e protrudono dal processo alveolare della mascella e della mandibola; servono per masticare il cibo. Definizione completa