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Radiologia odontoiatrica: esami, sicurezza e radioprotezione dal dentista

Quando il dentista ti propone una radiografia, una panoramica o una CBCT è normale chiedersi se l’esame sia davvero necessario e quante radiazioni comporti. La radiologia odontoiatrica è uno strumento fondamentale per la diagnosi e la pianificazione di molte cure, ma utilizza radiazioni ionizzanti e proprio per questo deve essere impiegata con attenzione e secondo precise regole di sicurezza.

Il principio più importante è semplice: una radiografia non dovrebbe essere eseguita perché “si fa sempre”, ma perché esiste una ragione clinica per farla. L’esame deve fornire informazioni utili che non possono essere ottenute in modo altrettanto efficace con la sola visita o con altri strumenti diagnostici. Una volta stabilito che l’esame è necessario, deve poi essere eseguito cercando di ottenere le informazioni richieste con un’esposizione appropriata e ottimizzata.

Questo significa anche che fare più radiografie non equivale necessariamente a fare una diagnosi migliore. A seconda del problema possono essere sufficienti una piccola radiografia endorale, una panoramica oppure, quando sono realmente necessarie informazioni tridimensionali, una CBCT. La scelta dipende dal quesito diagnostico, dall’età e dalle caratteristiche del paziente e dal tipo di trattamento che si sta programmando.

La sicurezza, inoltre, non dipende soltanto dalla tecnologia utilizzata. Dipende dalla manutenzione e dai controlli delle apparecchiature, dai protocolli adottati, dalla formazione degli operatori, dalla corretta impostazione dell’esame e dall’esistenza di responsabilità chiaramente definite. Nel nostro sistema organizzativo, infatti, l’utilizzo delle apparecchiature radiologiche è considerato un vero e proprio processo clinico, inserito nel Sistema di Gestione per la Qualità e sottoposto a pianificazione e controllo.

In questo articolo vedremo quindi quali sono i principali esami di radiologia odontoiatrica, quando possono essere indicati, quali differenze esistono tra una radiografia endorale, una panoramica e una CBCT e, soprattutto, come uno studio dentistico può organizzare la radioprotezione per ridurre il rischio e aumentare la sicurezza delle cure.

A cosa serve la radiologia odontoiatrica

Durante una visita il dentista può osservare direttamente denti, gengive e mucose, eseguire test clinici e raccogliere molte informazioni. Esistono però strutture che non possono essere valutate completamente con la sola osservazione: le radici dei denti, l’osso che le circonda, alcune carie nascoste tra un dente e l’altro, i denti inclusi, le strutture anatomiche vicine oppure determinate lesioni che si sviluppano all’interno delle ossa mascellari.

La radiologia odontoiatrica permette di ottenere queste informazioni e di integrarle con quelle raccolte durante la visita. Può essere utile per formulare una diagnosi, programmare una terapia, controllarne l’andamento o verificare nel tempo una determinata condizione.

La radiografia, però, non sostituisce la visita e non dovrebbe essere considerata un esame automatico da eseguire indistintamente su tutti i pazienti. È uno degli strumenti diagnostici a disposizione dell’odontoiatra e deve essere scelto in funzione di ciò che realmente occorre conoscere.

Fare una radiografia solo quando serve: il principio di giustificazione

Uno dei principi fondamentali della radioprotezione è quello della giustificazione: l’esposizione alle radiazioni ionizzanti deve essere motivata da un beneficio diagnostico o terapeutico atteso. In altre parole, prima di prescrivere o eseguire un esame radiologico il dentista deve chiedersi se le informazioni che potrà ottenere siano realmente utili per quel paziente e in quella specifica situazione clinica.

Questo principio aiuta anche a comprendere perché non esiste un programma radiografico identico per tutti. Due pazienti della stessa età possono avere necessità completamente differenti. Anche nello stesso paziente, una determinata radiografia può essere indicata oggi e non esserlo in occasione di una visita successiva.

Per questo è importante anche conoscere gli esami eseguiti in precedenza. Se disponi già di radiografie recenti e diagnostically adeguate, è utile portarle con te o renderle disponibili al dentista: evitare un’esposizione che non aggiungerebbe informazioni clinicamente utili è già una forma di radioprotezione.

Radiografia endorale: il dettaglio di uno o pochi denti

La radiografia endorale è un esame di piccole dimensioni nel quale il sensore o il recettore dell’immagine viene posizionato all’interno della bocca. Consente di osservare con grande dettaglio una zona circoscritta ed è per questo utilizzata molto frequentemente in odontoiatria.

A seconda della tecnica e del quesito clinico può essere utile, per esempio, per studiare un singolo dente e le sue radici, valutare i tessuti che lo circondano, ricercare determinate carie, controllare una terapia canalare oppure verificare nel tempo una situazione già nota.

Proprio perché offre un’immagine molto dettagliata di un’area limitata, non avrebbe senso sostituirla automaticamente con un esame più esteso o tridimensionale quando le informazioni necessarie possono essere ottenute con un’indagine più semplice. Anche questa scelta fa parte dell’appropriatezza diagnostica.

Panoramica dentale o ortopantomografia: quando serve una visione d’insieme

L’ortopantomografia, spesso chiamata semplicemente panoramica dentale, fornisce in un’unica immagine una rappresentazione complessiva delle arcate dentarie e di una parte delle strutture ossee circostanti. A differenza della radiografia endorale, quindi, privilegia la visione d’insieme rispetto al dettaglio di una zona molto piccola.

Può essere indicata in numerose situazioni: per valutare la dentizione nel suo complesso, la presenza e la posizione dei denti del giudizio o di altri denti inclusi, alcune condizioni dell’osso, lo sviluppo della dentizione nei pazienti più giovani o come supporto alla pianificazione di determinati trattamenti.

Anche la panoramica, tuttavia, non dovrebbe diventare un esame “di routine” indipendente dalle necessità cliniche. Una radiografia più grande non è automaticamente una radiografia migliore: l’esame corretto è quello capace di rispondere al quesito diagnostico con un’esposizione appropriata. È questo il criterio che dovrebbe guidare la scelta.

Teleradiografia del cranio e ortodonzia

La teleradiografia del cranio è un esame radiografico utilizzato soprattutto in ortodonzia. A differenza della panoramica, che offre una visione generale delle arcate dentarie e di alcune strutture circostanti, la teleradiografia permette di studiare i rapporti tra denti, ossa mascellari e strutture cranio-facciali.

Sull’immagine può essere eseguita la cosiddetta analisi cefalometrica, cioè una serie di misurazioni e valutazioni che aiutano l’ortodontista a comprendere le caratteristiche scheletriche e dentali del paziente e a pianificare il trattamento quando questo tipo di informazione è necessario.

Anche in ortodonzia vale però lo stesso principio generale: gli esami radiologici devono essere scelti sulla base delle effettive necessità diagnostiche del singolo paziente. Questo aspetto assume particolare importanza nei bambini e negli adolescenti, nei quali è opportuno prestare ancora maggiore attenzione alla giustificazione e all’ottimizzazione delle esposizioni.

CBCT o Cone Beam: quando servono immagini tridimensionali

La CBCT (Cone Beam Computed Tomography) è una tecnologia che permette di ottenere immagini tridimensionali delle strutture dentali e maxillo-facciali. Rispetto alle comuni radiografie bidimensionali può fornire informazioni molto più dettagliate sui rapporti spaziali tra denti, radici, osso e strutture anatomiche circostanti.

Può essere particolarmente utile, per esempio, in alcuni casi di implantologia, chirurgia orale, denti inclusi, endodonzia, ortodonzia o quando un’immagine bidimensionale non permette di rispondere adeguatamente a uno specifico quesito diagnostico.

La possibilità di ottenere molte più informazioni, tuttavia, non significa che una CBCT sia automaticamente preferibile a una radiografia tradizionale. L’esame tridimensionale deve essere giustificato dal problema clinico: se una radiografia endorale o una panoramica sono sufficienti per ottenere l’informazione necessaria, non esiste un vantaggio nel ricorrere sistematicamente a un esame più complesso.

Questo è un buon esempio di cosa intendiamo per sicurezza delle cure: non utilizzare tutta la tecnologia disponibile, ma utilizzare quella appropriata quando serve realmente.

CBCT e TAC convenzionale non sono la stessa cosa

Nel linguaggio comune la CBCT viene talvolta chiamata semplicemente “TAC dentale”, ma le due tecnologie non sono esattamente la stessa cosa. La CBCT utilizza un fascio di raggi X di forma conica e sistemi di acquisizione specificamente adatti allo studio delle strutture dento-maxillo-facciali, mentre la tomografia computerizzata medica convenzionale utilizza tecnologie e protocolli differenti.

Una delle caratteristiche importanti della CBCT odontoiatrica è la possibilità di scegliere, a seconda dell’apparecchiatura e dell’indicazione clinica, il volume da esaminare, spesso indicato come Field of View (FOV). Quando è possibile limitare l’acquisizione alla sola regione che interessa, si evita di esporre inutilmente un volume anatomico maggiore di quello necessario.

È invece meglio evitare affermazioni troppo semplicistiche come “la CBCT emette dieci, venti o cinquanta volte meno radiazioni di una TAC”. La dose non è un valore fisso associato al nome dell’esame: può cambiare considerevolmente in funzione dell’apparecchiatura, del FOV, della risoluzione richiesta, dei parametri utilizzati e del protocollo scelto.

Per il paziente, quindi, la domanda più utile non è soltanto “quante radiazioni fa questa macchina?”, ma anche “questo esame è necessario e il protocollo utilizzato è adeguato a ciò che dobbiamo cercare?”

Quante radiazioni ricevi durante un esame odontoiatrico?

Quando si parla di radiografie, è comprensibile voler conoscere la quantità di radiazioni ricevuta. Dare però un unico numero per una “radiografia dentale”, una panoramica o una CBCT può essere fuorviante, perché la dose dipende dalla tecnica utilizzata, dall’apparecchiatura e dai parametri di acquisizione.

In generale gli esami radiologici odontoiatrici comportano esposizioni relativamente contenute, ma questo non significa che le radiazioni ionizzanti debbano essere considerate irrilevanti. Il principio corretto è diverso: ogni esposizione deve avere una giustificazione clinica e deve essere ottimizzata, utilizzando la quantità di radiazioni necessaria per ottenere un’immagine adeguata allo scopo diagnostico.

Per questo uno studio dentistico sicuro non si limita ad acquistare apparecchiature moderne. Deve occuparsi anche dei controlli periodici, della manutenzione, dei protocolli di acquisizione, della formazione degli operatori e dell’organizzazione della radioprotezione. La tecnologia è uno strumento; la sicurezza nasce dal processo con cui viene utilizzata.

Radiologia nei bambini: perché serve ancora più attenzione

Nei bambini e negli adolescenti la radiologia odontoiatrica può essere molto importante per studiare lo sviluppo dei denti, individuare elementi mancanti o inclusi, valutare traumi, carie non visibili clinicamente o raccogliere le informazioni necessarie per determinati trattamenti ortodontici.

Essere più prudenti, però, non significa evitare le radiografie quando sono necessarie. Significa essere particolarmente rigorosi nel decidere se eseguirle e nel scegliere l’esame più adatto al problema da studiare.

In particolare, una CBCT non dovrebbe essere richiesta nel bambino semplicemente perché offre immagini tridimensionali o perché l’apparecchiatura è disponibile nello studio. Quando è realmente indicata, il protocollo deve essere adattato al quesito diagnostico e alle caratteristiche del giovane paziente, limitando per quanto possibile il volume esaminato e l’esposizione.

Anche in questo caso il concetto fondamentale rimane lo stesso: la radioprotezione non consiste nel rinunciare a un esame utile, ma nell’evitare quelli non necessari e nell’ottimizzare quelli che servono davvero.

Radiografie e gravidanza

Se sei incinta, o pensi di poterlo essere, informa sempre il dentista prima di eseguire un esame radiologico. La gravidanza è un’informazione importante nella valutazione complessiva dell’indicazione all’esame, ma non significa automaticamente che qualsiasi radiografia odontoiatrica sia vietata.

Il dentista deve valutare la necessità dell’esame, la possibilità di rinviarlo quando clinicamente ragionevole e le conseguenze che potrebbe avere, al contrario, rinunciare a un’informazione diagnostica necessaria. In presenza di un problema odontoiatrico che richiede diagnosi e trattamento, rimandare indiscriminatamente gli accertamenti può infatti non essere la scelta più appropriata.

La decisione deve quindi essere presa valutando il singolo caso, applicando i principi di giustificazione e ottimizzazione e utilizzando tecniche e protocolli adeguati. La cosa più importante è non decidere autonomamente di evitare un esame necessario per paura delle radiazioni, ma parlarne con il dentista affinché possa valutarne correttamente indicazioni, benefici e possibili alternative.

Come si riduce la dose di radiazioni

La prima forma di radioprotezione avviene ancora prima di accendere l’apparecchiatura: evitare un esame che non serve significa evitare completamente quella esposizione. Per questo la giustificazione dell’esame rappresenta un passaggio fondamentale.

Quando invece la radiografia è indicata, entra in gioco il principio di ottimizzazione. L’obiettivo non è ottenere l’immagine esteticamente più bella o ricca possibile, ma un’immagine di qualità adeguata a rispondere alla domanda clinica utilizzando un’esposizione appropriata.

Questo risultato dipende da molti fattori: apparecchiature adeguate, corretta impostazione dei parametri, scelta dell’area da esaminare, protocolli specifici, corretto posizionamento del paziente e formazione degli operatori. Anche evitare di dover ripetere un esame a causa di errori tecnici o di posizionamento contribuisce alla radioprotezione.

La sicurezza delle cure, quindi, nasce dall’insieme di molte decisioni apparentemente piccole: prescrivere l’esame corretto, scegliere il protocollo appropriato, eseguirlo bene e ottenere al primo tentativo le informazioni necessarie.

Apparecchiature, manutenzione e controlli di qualità

Una moderna apparecchiatura radiologica, da sola, non garantisce una radiologia sicura. Come qualsiasi tecnologia utilizzata per la diagnosi, deve essere inserita in un sistema organizzativo che ne preveda la corretta gestione nel tempo.

Questo significa effettuare i controlli previsti, verificare le prestazioni delle apparecchiature, eseguire la manutenzione necessaria, documentare le attività e intervenire quando emerge un’anomalia. Significa anche definire procedure e responsabilità, affinché sia chiaro chi può utilizzare le apparecchiature e secondo quali modalità.

È uno dei motivi per cui, nel nostro modo di intendere uno studio dentistico certificato ISO 9001, la sicurezza non coincide semplicemente con il possesso di una tecnologia avanzata. La qualità dipende soprattutto dai processi che governano quella tecnologia, dalla formazione delle persone che la utilizzano, dai controlli e dalla capacità dell’organizzazione di individuare e correggere eventuali problemi.

Chi controlla la radioprotezione nello studio dentistico

La radioprotezione non dipende dalla buona volontà del singolo operatore. La normativa prevede responsabilità, competenze professionali, controlli e procedure specifiche per l’impiego delle radiazioni ionizzanti. All’interno di uno studio che utilizza apparecchiature radiologiche devono quindi essere chiaramente individuate le figure responsabili e devono essere rispettati gli adempimenti previsti.

Per il paziente tutto questo avviene in gran parte senza essere visibile. Dietro una semplice radiografia ci sono però la valutazione della sua necessità, protocolli di utilizzo delle apparecchiature, controlli periodici, verifiche tecniche, formazione degli operatori e conservazione della documentazione prevista.

Nel nostro studio, per esempio, la radioprotezione è inserita formalmente nell’organizzazione aziendale, con l’individuazione delle relative responsabilità. Questo permette di trasformare un obbligo normativo in un processo organizzato e controllabile, coerente con l’obiettivo generale della sicurezza delle cure.

La radiologia come processo di sicurezza delle cure

Quando pensiamo alla sicurezza in uno studio dentistico è facile immaginare soprattutto la sterilizzazione degli strumenti o l’igiene degli ambienti. In realtà la sicurezza delle cure riguarda molti processi diversi e la radiologia è uno di questi.

Un processo radiologico sicuro comincia dalla decisione di eseguire l’esame e prosegue con la scelta della tecnica appropriata, la corretta identificazione del paziente, l’esecuzione dell’esame, la qualità dell’immagine ottenuta, la sua interpretazione e la conservazione della documentazione. A questi aspetti si aggiungono manutenzione, controlli delle apparecchiature, formazione e gestione di eventuali problemi o non conformità.

Questa visione è particolarmente importante perché molti errori in sanità non dipendono dalla mancanza di competenza di una singola persona, ma dalla debolezza del sistema nel quale quella persona lavora. Procedure chiare, responsabilità definite e controlli periodici servono proprio a ridurre la probabilità che un passaggio importante venga dimenticato o eseguito in modo non corretto.

È anche uno dei principi alla base di un Sistema di Gestione per la Qualità ISO 9001: organizzare le attività come processi, controllarle e utilizzare gli eventuali problemi come occasione per migliorare il sistema.

Devi ripetere una radiografia già eseguita?

Se hai già eseguito una panoramica, una radiografia endorale o una CBCT presso un altro studio o una struttura radiologica, portala con te e informa il dentista. Quando un’immagine precedente è sufficientemente recente, tecnicamente adeguata e contiene le informazioni necessarie, può evitare di eseguire nuovamente lo stesso esame.

Questo non significa, però, che una radiografia non debba mai essere ripetuta. La situazione clinica potrebbe essere cambiata, l’immagine precedente potrebbe non comprendere la zona che deve essere studiata oppure potrebbe non avere caratteristiche tecniche sufficienti per rispondere al nuovo quesito diagnostico. Inoltre, due esami apparentemente simili possono essere stati eseguiti con finalità differenti.

La decisione non dovrebbe quindi dipendere semplicemente dalla data dell’ultima radiografia. La domanda corretta è: l’esame che abbiamo già a disposizione contiene le informazioni necessarie per prendere oggi una decisione clinica? Se la risposta è sì, evitare una nuova esposizione può essere appropriato; se la risposta è no, il dentista deve valutare e spiegare perché è necessario acquisire una nuova immagine.

Le immagini radiologiche appartengono al paziente?

Le radiografie fanno parte della documentazione sanitaria che ti riguarda. Per questo è importante che possano essere recuperate, consultate e rese disponibili quando servono, anche se decidi di rivolgerti successivamente a un altro professionista.

La disponibilità delle immagini ha anche un significato concreto per la sicurezza. Una radiografia precedente può permettere di confrontare nel tempo una determinata situazione clinica e, quando possiede ancora un’adeguata utilità diagnostica, può contribuire a evitare un esame non necessario.

Conservare e rendere recuperabile la documentazione radiologica non è quindi soltanto una questione amministrativa. La tracciabilità delle informazioni fa parte della continuità delle cure: consente al professionista di conoscere ciò che è stato fatto, confrontare immagini ottenute in momenti differenti e prendere decisioni sulla base di informazioni più complete.

Radiografie eseguite direttamente nello studio dentistico

La possibilità di eseguire alcuni esami radiologici direttamente nello studio dentistico può essere molto utile perché consente di integrare rapidamente l’immagine con la visita e con le altre informazioni cliniche disponibili. Il vantaggio principale, però, non dovrebbe essere semplicemente la comodità di avere l’apparecchiatura a disposizione.

Proprio la disponibilità immediata della tecnologia rende ancora più importante il principio di giustificazione. Possedere una panoramica o una CBCT non significa che questi esami debbano essere eseguiti sistematicamente. La sequenza corretta dovrebbe essere opposta: prima nasce una necessità clinica, poi si sceglie l’esame capace di fornire l’informazione necessaria.

Avere la tecnologia all’interno dello studio può inoltre favorire l’integrazione tra diagnosi, immagini e pianificazione della cura, purché tutto avvenga all’interno di procedure definite e nel rispetto delle norme sulla radioprotezione. Anche questo fa parte del nostro modo di intendere uno studio dentistico sicuro: la tecnologia deve essere al servizio del processo clinico, non il contrario.

Radiologia odontoiatrica: la tecnologia è importante, ma conta come viene utilizzata

Una radiografia endorale, una panoramica o una CBCT possono fornire informazioni preziose, ma nessun esame è migliore degli altri in assoluto. L’esame migliore è quello appropriato per la domanda clinica alla quale dobbiamo rispondere, eseguito correttamente e con un’esposizione ottimizzata.

È questo il messaggio più importante da ricordare quando si parla di radiologia odontoiatrica. La sicurezza non si misura dal numero di apparecchiature possedute e neppure dal numero di radiografie eseguite. Dipende dalla capacità di stabilire quando un esame serve, quale esame scegliere e come eseguirlo correttamente.

In uno studio organizzato secondo processi definiti, anche la radiologia entra quindi a far parte di un sistema più ampio di sicurezza delle cure: responsabilità chiare, formazione, controlli, manutenzione, documentazione e verifica delle eventuali criticità contribuiscono insieme a ridurre i rischi evitabili.

FAQ sulla radiologia odontoiatrica

Le radiografie dal dentista sono pericolose?
Gli esami radiologici odontoiatrici utilizzano radiazioni ionizzanti e per questo non devono essere eseguiti senza una ragione. Quando l’esame è clinicamente giustificato e l’esposizione viene correttamente ottimizzata, il beneficio diagnostico atteso deve essere superiore al rischio associato all’esposizione.

Devo fare una panoramica a ogni controllo dal dentista?
No. Non esiste una regola secondo cui tutti i pazienti debbano eseguire periodicamente una panoramica. La necessità e la tempistica di un nuovo esame dipendono dalla situazione clinica e dalle informazioni che il dentista deve ottenere.

La CBCT è sempre migliore della panoramica?
No. La CBCT fornisce informazioni tridimensionali che possono essere molto utili in determinate situazioni, ma non per questo deve sostituire gli esami bidimensionali quando questi sono sufficienti. Più informazioni non significano automaticamente maggiore appropriatezza diagnostica.

I bambini possono fare radiografie dentali?
Sì, quando esiste una reale indicazione clinica. Nei pazienti più giovani è particolarmente importante giustificare l’esame e ottimizzare l’esposizione in funzione del quesito diagnostico e delle caratteristiche del bambino.

Posso fare una radiografia dal dentista se sono incinta?
La gravidanza deve sempre essere comunicata al dentista. Non rappresenta però automaticamente un divieto assoluto a qualsiasi radiografia odontoiatrica. Il professionista deve valutare la necessità dell’esame, la possibilità di rinviarlo quando appropriato e le conseguenze dell’eventuale mancata diagnosi.

Se ho già una radiografia devo rifarla?
Non necessariamente. Portala al dentista o rendila disponibile in formato digitale. Se è adeguata e contiene ancora le informazioni necessarie può essere utilizzata; se invece non risponde al quesito diagnostico attuale, potrebbe essere necessario un nuovo esame.

Perché il dentista può chiedermi una piccola radiografia se ho già fatto una panoramica?
Perché i due esami forniscono informazioni differenti. Una radiografia endorale può mostrare con maggiore dettaglio una zona limitata che nella panoramica non è rappresentata con la stessa precisione.

Come posso contribuire anch’io alla radioprotezione?
Informa il dentista degli esami radiologici recenti, porta con te le immagini già disponibili e comunica una gravidanza accertata o possibile. Per il resto, la scelta dell’esame e del protocollo appropriato è una responsabilità sanitaria: non devi essere tu a decidere se una radiografia sia necessaria o meno, ma è corretto chiedere perché viene proposta e quale informazione ci si aspetta di ottenere.

Bibliografia essenziale

  1. Decreto Legislativo 31 luglio 2020, n. 101 – Attuazione della direttiva 2013/59/Euratom, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti. È il principale riferimento normativo italiano per la radioprotezione e disciplina anche le esposizioni mediche, i principi di giustificazione e ottimizzazione e le relative responsabilità professionali.
    Testo vigente su Normattiva
  2. International Atomic Energy Agency (IAEA) – Radiation Protection in Dental Radiology, Safety Reports Series. Documento internazionale specificamente dedicato alla radioprotezione in odontoiatria: affronta appropriatezza e giustificazione degli esami, ottimizzazione dell’esposizione, protezione del paziente e degli operatori, apparecchiature e organizzazione della sicurezza.
    IAEA – Radiation Protection in Dental Radiology
  3. International Atomic Energy Agency (IAEA) – Radiation Protection and Safety in Medical Uses of Ionizing Radiation, Specific Safety Guide SSG-46. Documento generale di riferimento sui principi di giustificazione e ottimizzazione delle esposizioni mediche e sulla gestione della radioprotezione.
    IAEA – Radiation Protection and Safety in Medical Uses of Ionizing Radiation
  4. European Commission – Radiation Protection No. 172 – Cone Beam CT for Dental and Maxillofacial Radiology. Evidence-Based Guidelines. Linee guida europee specificamente dedicate all’impiego della CBCT in odontoiatria e radiologia maxillo-facciale, con particolare attenzione a indicazioni, giustificazione e ottimizzazione dell’esposizione.
  5. European Commission – SEDENTEXCT Project – Radiation Protection: Cone Beam CT for Dental and Maxillofacial Radiology. Evidence Based Guidelines. Progetto europeo che ha contribuito alla definizione dei criteri di appropriatezza e radioprotezione nell’utilizzo odontoiatrico della CBCT.
  6. International Atomic Energy Agency (IAEA) – Radiation Protection of Patients – Dental Radiology. Materiali informativi e formativi dedicati alla radiologia odontoiatrica, comprendenti giustificazione degli esami, uso appropriato delle radiografie, CBCT, radiologia pediatrica, assicurazione della qualità e ottimizzazione della protezione del paziente.
    IAEA – Radiation Protection of Patients: Dentistry
  7. 6. Dentista Manager – Dentista e Cone Beam (CBCT) – Approfondimento dedicato all’impiego della Cone Beam CT in odontoiatria, con particolare riferimento agli aspetti clinici, organizzativi e normativi connessi all’utilizzo della CBCT nello studio dentistico.
    https://www.dentistamanager.it/dentista-cone-beam-cbct/
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Glossario dei termini citati
ortopantomografia
Una radiografia che consente la visualizzazione dell'intera dentizione, dell'osso alveolare e delle altre strutture contigue su una singola lastra. Definizione completa
sterilizzazione
L'atto o il processo di rendere sterile; il processo di liberare da germi viventi. Definizione completa
ortodonzia
L'area dell'odontoiatria che si occupa del controllo e della terapia delle strutture dentofacciali in accrescimento e maturazione. Definizione completa
endodonzia
Una branca dell'odontoiatria che applica le conoscenze riguardo alle terapie endodontiche, cioè che si occupa delle cause, della diagnosi, della prevenzione e del trattamento delle malattie della polpa dentale e delle loro conseguenze. Definizione completa
carie
Termine arcaico usato in medicina generale per cui si intende un'osteite cronica di natura tubercolare, caratterizzata dalla formazione di sequestri e dalla distruzione progressiva del tessuto osseo. Definizione completa
dente
Uno dei corpi duri o dei processi che solitamente sono inseriti e protrudono dal processo alveolare della mascella e della mandibola; servono per masticare il cibo. Definizione completa

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